L'Italia delle percussioni
23 AGO 20

Nel tentativo di render conto dello stato della politica dopo le elezioni,“l’Italia delle percussioni” sembra una metafora perfetta. Il PDL e ilPD mantengono i tamburi a regime di rullìo, pronti a passare al ritmo dicarica contro il governo dei tecnici. Il PDL è coordinato dal tamburo diAlfano che cerca di resistere a chi vorrebbe far precipitare la situazionedi fronte alle provocazioni di Monti, in attesa dell’intervento deltamburmaggiore Berlusconi, cui spetta il compito di mantenere il governonella via stretta delle riforme per la crescita senza altre perdite di tempoo concessioni di fantasia, per poi dargli il benservito con una mossavincente sulla quale innestare la ricomposizione del quadro di centrodestracon le forze riformiste e moderate capaci di fronteggiare una sinistra chetenta di rialzare la testa. Nel PD Bersani è sempre meno incline a seguiregli inviti alla calma di Napolitano cui rimprovera la perdita di due o treoccasioni di prendere il potere, specialmente da quando crede di averricevuto dalle amministrative una grande vittoria che potrebbe ripetersiquando decidesse di affossare il governo provocando le elezioni politiche.L’UDC di Casini suona i bongos, dirigendo una nota più alta in direzionedel PDL e del PD per palesare una disponibilità che non comporta alcunimpegno, dopo la provata inconsistenza del terzo polo e l’inutilità delventilato governo nazionale, e una mèsta nota di solidarietà verso Fini eRutelli, usciti ridimensionati dalla competizione elettorale. E poi ci sonoi grillini, che hanno riportato un certo successo più che per l’antipolitica per una politica diversa, anche se la storia è piena di movimenti che hanno iniziato da incendiari per ritrovarsi pompieri. Rifiutano il confronto in televisione preferendo presentarsi sulle piazze, e sollevano un gran frastuono come quelli che, nell’America del sud, battono con i cucchiai sul fondo di vecchi tegami o di grossi bidoni.